Zoratto: "La Russia è un'ottima squadra ma noi vogliamo chiudere l'Europeo con una vittoria"
Daniele Zoratto, CT dell'Italia Under 17, ha parlato in conferenza stampa dell'importante match di domani contro la Russia, valido per la finale del Campionato Europeo di categoria. Ecco le sue parole riportate dal sito ufficiale della FIGC (figc.it).
"Nonostante la gara di domani sarà la quinta in due settimane la squadra sta bene fisicamente. L’intenso lavoro di preparazione svolto durante il raduno e il programma di recupero dopo ogni partita sta dando i propri frutti: nell’allenamento odierno ho visto i ragazzi molto concentrati e, come è giusto che sia, iniziano a sentire l’importanza della gara. Direi che la nostra è un’occasione unica, il coronamento di un cammino difficile e splendido al tempo stesso. Sarebbe stupendo chiudere l’Europeo con una vittoria: vorremmo lasciare un segno ancora più grande di quello che abbiamo già fatto e cercheremo di fare di tutto per portare a casa un risultato di prestigio. Di fronte avremo la Russia, che è un’ottima squadra, ben disposta in campo e con buon giocatori. L’abbiamo già affrontata qualche giorno fa e quindi conosciamo le sue qualità; se arrivi in finale vuol dire che hai dei valori. Massimo rispetto quindi per i russi, ma nessun timore reverenziale: anche noi, se siamo giunti a questo punto, vorrà dire che qualcosa di buono abbiamo fatto. Sarà una partita molto complessa, non solo dal punto di vista tecnico-tattico, ma anche sotto l’aspetto psicologico. Cercherò di far capire ai ragazzi che devono concentrarsi su quello che abbiamo fatto in allenamento: dobbiamo fare le cose che conosciamo, come squadra e come collettivo, perché noi viviamo su quello”.
La UEFA inoltre ha intervistato Zoratto alla luce dei suo ottimi traguardi all'Europeo. Ecco le sue dichiarazioni, riportate dal sito ufficiale della federazione europea (uefa.com).
Qual è la vostra filosofia di gioco?
"E' una filosofia maturata nel tempo, in particolare negli ultimi anni. Abbiamo seguito un percorso tracciato dai nostri coordinatori tecnici inserendo le idee nostre. Ci sono state richieste alcune cose specifiche, concetti tattici precisi, quali essere corti, pressing, aggressività, intensità, passaggi rapidi e, sulla base di questi input, abbiamo allestito la nostra rosa attuale".
Qual è il suo approccio nell'allenare i giovani?
"Non è un modo diverso di allenare. Esiste un metodo. Ci si allena per raggiungere gli obiettivi citati sopra, concetti ben definiti e, attraverso allenamenti specifici, si cerca di ottenere quel tipo di calcio. Tutte le nostre rappresentative nazionali vanno nella stessa direzione. Naturalmente servono le individualità, la capacità del calciatore di segnare, ma il tutto avviene nel quadro di un tipo di gioco che vogliamo perseguire".
Quale vantaggio procura un torneo come quello Under 17 a un giovane calciatore?
"Vantaggi enormi. Per arrivare qui abbiamo partecipato a tornei che ci hanno dato la consapevolezza di potere fare grandi cose. Speravamo di arrivare qui. Partita dopo partita i calciatori hanno acquisito sicurezza in se stessi e comprovato che la metodologia funziona. Adesso i calciatori si fidano di noi ciecamente su quello che va fatto in campo perché i risultati ci hanno dato ragione":
Cosa ha imparato da questi tornei?
"Ho imparato che raggiungere la finale è molto, molto difficile perché ci sono squadre molto forti. Non esiste un solo avversario per cui è possibile dire 'oggi vinciamo facile'. Tutte le partite vanno giocate fino all'ultimo minuto, con cuore, sacrificio, capacità e voracità. In alcune di queste partite i ragazzi hanno dimostrato di essere uomini".
Quanto è stato utile fare il calciatore per il suo ruolo attuale di allenatore?
"Avere giocato ti dà la sensibilità di capire i calciatori in certi momenti. Significa che il calciatore non può essere sempre la macchina che vorresti. Non si può chiedere sempre di pressare. Avendo giocato, so che durante la partita servono delle pause. Te le impone la forza dell'avversario o la stanchezza fisica. E quindi non sempre quello che si chiede può essere dato".
Chi l'ha influenzata maggiormente come allenatore?
"Attualmente, i nostri coordinatori tecnici Arrigo Sacchi e [Maurizio] Viscidi. Sono loro che ci danno gli input e ci indicano la strada da seguire. Inoltre, conosco Sacchi dal 1979 e so qual è il suo modo di pensare. E' lui la persona che ci ha preparato il terreno".
Da ex calciatore della nazionale, è più stancante essere in campo per 90 minuti o nell'area tecnica?
"E' decisamente più faticoso fare l'allenatore. Da calciatore badavo a me stesso. Nell'area tecnica, bisogna preoccuparsi di molte persone, dentro e fuori del campo. Tutti hanno qualcosa da dire e bisogna gestire tutto. Il calciatore indossa gli scarpini e va in campo. Ha compagni e avversari. E' molto più semplice".

