La piccola vendetta dell'Italia che non regala nulla

11.10.2013 22:36 di  Gabriele Chiocchio  Twitter:    vedi letture
La piccola vendetta dell'Italia che non regala nulla
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Contava poco sul piano del risultato il match del Parken contro la Danimarca, ma gli Azzurri di Cesare Prandelli sono riusciti anche questa sera a prendersi una piccola soddisfazione, riacciuffando il pari nel finale e condannando a eliminazione quasi certa la nazionale di Olsen, che nove anni fa pareggiando 2-2 nel celebre biscotto con la Svezia eliminò la squadra allora allenata da Trapattoni, e mantenendo viva la striscia di imbattibilità nelle qualificazioni mondiali, che dura da nove anni (in Slovenia nel 2004 l'ultimo KO).

Al di là della mera questione campanilistica, il segnale positivo che il gol di Aquilani regala a Prandelli è senz'altro il cambio di mentalità rispetto ad esempio alle gare amichevoli, in cui gli Azzurri faticavano a trovare slancio e motivazioni per portare a casa l'intera posta. Pur non essendo un test-match ma una gara con tre punti in palio, la sfida di questa sera aveva una posta in gioco solo per i padroni di casa, alla ricerca di punti preziosi per agguantare i playoff; ciononostante, pur lasciando fisiologicamente la guida delle operazioni ai danesi per gran parte dei 90 minuti, gli Azzurri hanno ben interpretato la gara, provando e riuscendo a colpire gli scandinavi, subendo il loro naturale ritorno dettato anche da un po' di disperazione, non permettendo loro di portare la barca in porto col vessillo senza resistenza e trovando anche il pari, tutto sommato meritato per quanto visto sul terreno di gioco. È vero, c'è ancora da raggiungere l'obiettivo di presentarsi al sorteggio iridato in qualità di una delle otto teste di serie, ma la gara interna con l'Armenia di martedì potrà permettere a Prandelli di raccogliere i punti necessari per vedere gli azzurri inseriti nella prima urna.

Per quanto riguarda aspetti più strettamente legati al campo, sono stati impiegati diversi uomini che con tutta probabilità saranno quelli che in Brasile dovranno dare fiato ai titolari. Luci ed ombre da questo punto di vista, con un Ranocchia piuttosto svagato cui si è contrapposto un Osvaldo davvero in palla, splendido in occasione del gol con tunnel e piazzato e caparbio nel giocare il pallone del 2-2 di Aquilani. Appare invece difficilmente comprensibile la scelta di non portare neanche in panchina Lorenzo Insigne, che magari avrà il suo spazio proprio nella sua Napoli martedì prossimo. Lui e Florenzi si sono resi protagonisti di un ottimo avvio di stagione e potrebbero essere gli uomini della provvidenza a giugno prossimo, partendo magari dalla panchina ma donando freschezza nei momenti di difficoltà. Quella freschezza la cui mancanza rappresenta forse il gap tra l'Italia e le grandi favorite Spagna e Brasile.